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Borgo Castelfranco di Sopra

CASTELFRANCO DI SOPRA uno dei BORGHI più belli d'ITALIA

Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2026, 17:05

Argomenti :
Turismo

MURA E PORTE A CASTELFRANCO DI SOPRA

La "terra nuova" di Castelfranco sorge su una razza naturale dell'altopiano valdarnese che domina le balze ai piedi del Pratomagno. Si deve al Vasari l'attribuzione del disegno della città ad Arnolfo di Cambio e della sua "impronta fiorentina" essa conserva evidenti tracce urbanistiche e architettoniche. Caratteristica la regolarità dell'impianto, con le vie ortogonali come nel castrum romano; al centro è la grande piazza, sulla quale si affacciavano gli edifici più rappresentativi del potere politico e della sfera spirituale, il palazzo del podestà e la chiesa di San Pietro.

Resta oggi solo il palazzo, poiché la chiesa di San Pietro nel Settecento fu trasformata in civile abitazione. Essa era nata per rappresentare l'intera comunità di Castelfranco, la terra nuova che probabilmente avrebbe dovuto chiamarsi Castel San Pietro, in onore di un santo particolarmente venerato a Firenze, così come accadde ad altri castelli fondati ex novo dalla Repubblica: Castel San Giovanni, Castel Santa Maria (Terra-nuova) e Castel San Barnaba (Scarperia).

Castelfranco era circondata da una cinta muraria alta e merlata e da fossi e antifossi alimentati dall'acqua del borro di Faella; all'interno si accedeva tramite quattro porte provviste di ponti levatoi sospesi e sormontate da alte torri, poste all'estremità delle due vie principali; ai lati, lungo le cortine, numerose torrette rompitratta, bertesche e ventiere completavano il sistema difensivo. Fin dall'inizio, la fortificazione denunciò problemi di staticità: costose ristrutturazioni si resero necessarie già dal 1355.

Ai problemi di natura strutturale si sono sommati in seguito anche quelli causati dai privati cittadini che, nei secoli successivi, dopo aver acquistato lotti comprendenti le «carbonaie» del castello e porzioni della cinta difensiva, hanno provveduto per propria comodità ad abbassare o addirittura a demolire parte delle mura.

Percorrendo via Arnolfo si può ammirare un tratto della cerchia, con i suoi beccatelli a sostegno del camminamento di ronda. Da questa prospettiva si gode lo scorcio suggestivo della torre di Porta Campana, detta anche Fiorentina, o dell'Orologio, o più comunemente Torre d'Arnolfo, che porta scolpito il giglio di Firenze e la data 1300, inizio della sua costruzione. La porta venne realizzata - in proporzioni ridotte - secondo il disegno di quelle coeve della cinta muraria fiorentina: chiuse sul lato esterno e sporgenti dalle mura nel fossato difensivo, mentre risultavano completamente aperte con arconi sul lato interno per evitare che, una volta conquistate da nemici, potessero diventare minacciose per i cittadini stessi. L'interno poteva avere più piani sostenuti da volte o travature ai quali si accedeva con scale d legno che potevano essere ritirate verso l'alto in caso di pericolo. Questa porta è l'unica arrivata fino a noi quasi indenne: dapprima vi fu inserito l'orologio, poi nel 1610 essa fu coperta con una tettoia, negli anni Trenta del Novecento sostituita con un coronamento merlato e un telaio in ferro per l'alloggiamento della campana su progetto dell'architetto Lamberto Furiosi; l'ultimo restauro conservativo risale al 1996.

Oltre alla Porta Fiorentina ci è giunta anche se priva della parte superiore abbattuta nel 1770 e molto rimaneggiata - la Porta Aretina, detta anche Porta Franca o Porta al Pino; di essa restano una feritoia e un arco in mattoni sorretto da mensole di pietra; mentre Porta Buia (sul lato nord-ovest) e Porta Montanina (sul lato nord-est) furono demolite rispettivamente nel 1858-59 e nel 1867. La più antica rappresentazione dell'intera città è del 1585 e si trova tra le Piante di Popoli e Strade all'Archivio dei Capitani di Parte Guelfa a Firenze: piante realizzate su richiesta del granduca Francesco I de' Medici per una mappatura sistematica delle strade del Granducato di Toscana, utilissime per ricostruire l'antica topografia.

 

MONUMENTO AI CADUTI A CASTELFRANCO DI SOPRA

Nella piazzetta di San Filippo Neri, il monumento dedicato ai caduti della guerra 1915-1918, conflitto che ferì duramente Castelfranci

 

IL PALAZZO COMUNALE A CASTELFRANCO DI SOPRA

Il Palazzo Comunale, Palazzo del Podestà, risale al tempo della fondazione di Castelfranco per ospitare il consiglio comunale, il capitano della lega e quindi il podestà. Tracce dell'antico paramento murario, costituito da conci in pietra, sono ancora visibili nella parte inferiore dell'edificio dove si trova anche un portale con arco mozzo dello stesso materiale. Sulla facciata sono gli stemmi superstiti dei podestà succedutisi nella carica, oltre a epigrafi che ricordano particolari avvenimenti. La figura di San Filippo Neri fu dipinta in una nicchia sulla facciata intorno al 1717 dal pittore fiorentino Nicoló Pintucci, che esegui anche una tavola per la chiesa intitolata al santo. A quel tempo, la Magistratura Civile stabili che egli fosse da considerare uno dei patroni di Castelfranco, anche se già dal 1622 nello statuto comunale era stata stabilita la festa in suo onore. Sia le deliberazioni della Podesteria sia i documenti dell'Archivio Storico Comunale riferiscono di interventi di ampliamento e ristrutturazione a partire dal 1400. Tracce evidenti di questi lavori sono il portale e la finestrella, datata 1448, con architravi in pietra sorretti da mensole concave squadrate e decorate. Il Salone del Consiglio, anch'esso del Quattrocento, un tempo era ornato con stemmi dipinti di altri podestà. Un affresco raffigurante la Madonna del latte del XIV-XV secolo si trova in una nicchia a 70 cm dal pavimento del Salone e ciò significa che all'epoca del dipinto il piano di calpestio doveva essere più basso dell'attuale. In questo ambiente sono stati collocati altri due affreschi trecenteschi provenienti dalla scomparsa chiesa di San Pietro (sulla piazza centrale, sconsacrata nell’anno 1786, venduta e trasformata in civile abitazione). All'esterno la "loggia del mercato", che sorgeva su un quadrante della piazza, era il luogo deputato a una serie di attività importanti per la vita del paese, dalla lettura dei bandi dello stato fiorentino e delle sentenze del podestà, al mercato. Di questa loggia, demolita verso la metà dell'Ottocento, non rimane traccia se non nei verbali di un dibattito in consiglio, quando si tentò invano di votare per il restauro. Era a pianta quadrata, il tetto con travi e assi di legno, i pilastri in mattoni; in basso c'erano muriccioli e panche. A piano terreno ci sono ancora le antiche prigioni, a cui si accede attraversando una cappellina con gli affreschi di un San Francesco della prima metà del Quattrocento e un più tardo San Sebastiano acefalo.

Nella piazza centrale vi è una veduta sul Pozzo, eretto dai Castelfranchesi nel A.D. 1449 come ricorda l’incisione. Di forma circolare con filaretto in pietra arenaria locale e due colonne laterali che reggevano una trave dello stesso materiale.  

 

CASA CAMPA e PALAZZO SASSOLINI A CASTELFRANCO DI SOPRA

Edilizia privata - È possibile ancora trovare tracce di edilizia trecentesca in altri edifici, negli stretti vicoli o su facciate come quella di Casa Campa, in via Piave, presso Porta Aretina. Si ipotizza che vi fosse una stazione di posta a causa dell'immagine scolpita di un cavallo vicino allo stemma fiorentino, mentre la lunetta accanto, decorata con motivi geometrici e floreali poteva far parte di una cappella oppure essere una delle decorazioni dell'antico ospedale di San Macario, non è da escludere che l'accoppiamento dei due bassorilievi possa essere frutto di un reimpiego. Quasi tutti gli edifici sono il risultato di accorpamenti di più abitazioni che occupavano gli stretti lotti della terra nuova. Castelfranco conserva anche begli interventi di ristrutturazione e ammodernamento settecenteschi, come il palazzo Sassolini, con il suo lungo balcone in ferro sorretto da mensole e inquadrato da lesene.

 

TEATRO COMUNALE A CASTELFRANCO DI SOPRA

Il Teatro Comunale di Castelfranco di Sopra è intitolato all'attrice Wanda Capodaglio. Di recente, questo teatro ha ospitato la combattuta sfida elettorale del Mugello per il Senato, ma fin dalla sua nascita nel 1930, ha avuto un ruolo “politico”. Nato come Casa del Littorio in pieno regime fascista, l’edificio era sede del partito e del dopolavoro e comprendeva un cinema-teatro rettangolare con galleria. Dopo la guerra, caduto in degrado, passò al comune e fu soggetto a interventi di manutenzione. Tra il 1969 e il 1972, subì una prima ristrutturazione che eliminò la galleria, conferendogli uno stile essenziale.

Nel 1987 iniziò un restauro più profondo: furono ridotti i posti a circa 300, aggiunti nuovi camerini e servizi, creata una galleria e ampliato il foyer, con aggiornamenti tecnici e di sicurezza. Riaperto nel 1989, il teatro ha accolto due compagnie amatoriali, una scuola di musica e attivato collaborazioni con le scuole locali. Dedica una stagione di prosa alla memoria di Wanda Capodaglio, celebre attrice che visse qui fino al 1980 e ricevette la cittadinanza onoraria nel 1975. In suo onore, il Concorso Nazionale Wanda Capodaglio premia i migliori allievi delle scuole di recitazione, proseguendo così la tradizione teatrale del luogo.

 

LE CHIESE A CASTELFRANCO DI SOPRA

 

Chiesa di San Filippo Neri

San Filippo Neri nacque a Firenze nel 1515 e trascorse gli anni tra il 1520 e il 1531 nella casa di famiglia a Castelfranco di Sopra. Nel 1622, immediatamente dopo la sua canonizzazione, furono acquisite alcune reliquie e iniziò la costruzione della chiesa a Lui dedicata. Combinando la documentazione storica con l'analisi della struttura attuale, si può dedurre che il primo edificio avesse dimensioni, caratteristiche e finiture modeste, secondo l'orientamento e gli ideali del Santo titolare, e che occupasse uno spazio corrispondente all'attuale navata centrale.

In seguito, con la diffusione della fama di San Filippo Neri, aumentò il numero delle reliquie e si accrebbero le necessità di culto: il piccolo Oratorio divenne uno dei più famosi luoghi di pellegrinaggio, fino a risultare insufficiente all'accoglienza per dimensioni e caratteristiche. La fabbrica subì una pressoché totale ricostruzione e la chiesa attuale presenta tre navate, con eleganti colonne e capitelli corinzi. La facciata fu realizzata nel 1761 dall'architetto Domenico di Filippo Sequi che segui precise regole di proporzionalità che investono le partiture sia orizzontali sia verticali e tutte le aperture e sono proprio queste proporzioni a conferire bellezza ed armonia all'edificio.

All'interno è custodita la seicentesca pala d'altare di Matteo Rosselli; la cappella laterale destra è decorata dalla tela raffigurante la Madonna col Bambino e San Giovannino attribuita alla scuola di Andrea del Sarto (sec. XVI). La volta a botte della navata centrale fu dipinta alla fine del Settecento dal montevarchino Marrubini.

 

Chiesa di San Tommaso

Vicino a Porta Aretina fu ricostruita la chiesa di San Tommaso, che riprendeva la dedicazione dell'antico edificio di culto del castello di Soffena probabilmente distrutto per permettere l'edificazione della "terra nuova". Essa crebbe d'importanza tanto che nel 1549 il vescovo di Fiesole le concesse il fonte battesimale. La facciata si presenta con tetto a capanna e un pronao in stile quattrocentesco, con esili colonne ottagonali in pietra e capitelli a foglie d'acanto, risultato di una ricostruzione eseguita nel 1755.

Numerosi sono stati gli interventi nel corso dei secoli: in particolare quelli seguiti al divieto di sepoltura dentro le chiese (1806), per cui furono rimosse le tombe in marmo e fu rifatto il pavimento. Presso l'Altare del SS. Crocifisso, sulla destra, si trovava la tomba dei Cioni, dove sembra fosse sepolta Caterina, sorella di san Filippo Neri.

Fra il 1819 e il 1822, la chiesa subì un ampliamento voluto dal granduca Ferdinando III di Lorena e fu costruito un nuovo campanile, oggetto, alla fine dell'Ottocento, di una curiosa diatriba tra il parroco e il sindaco Beccari, documentata dalla seguente lettera: Molto Rever.mo… da qualche tempo la pubblica quiete alla quale ogni cittadino ha inconcusso diritto, viene disturbata dal suono immoderato delle campane di questa pieve. E dico immoderato in quanto ché questo oggi il Doppio attaccato sull'ora del mezzogiorno è durato... 42 minuti, contati dal sottoscritto con l'orologio alla mano… Ella non può declinare la responsabilità di un atto che tiene dipendenza diretta da di Lei Onorevole Officio, per cui, prima di iniziare misure più efficaci... a consentire un freno allo sconcio accennato, volgo preghiera alla S. V. di volervi porre un rimedio vincolando in guisa efficiente l'arbitrio dei di Lei dipendenti addetti al maneggio delle campane. Determinanti per l'aspetto attuale dell'edificio sono stati i lavori eseguiti nel Novecento, quando furono demoliti i due altari che si trovavano all'ingresso e fu ridimensionato l'Altare Maggiore. La chiesa si presenta a unica navata, con un soffitto a capriate, costruito nel 1952 in sostituzione del precedente a volta ribassata, mentre la parte presbiteriale è coperta da una cupola. Le pareti della navata sono abbellite da dipinti sei-settecenteschi; sulla sinistra si apre la cappella dove è conservato l’ottagonale fonte battesimale in pietra.

 

Cappella dei Bianchi

luogo di culto sussidiario, costruito nel 1556, come è scolpito sul portale in pietra con timpano triangolare, storicamente legato alle confraternite dedicate ai Bianchi, come la Compagnia dei Bianchi, associata al Santissimo Sacramento. Custodisce opere d'arte notevoli, tra cui un altare barocco e dipinti del tardo '500 e del '600.

 

Cappellina dei Neri

O Oratorio della Vergine delle Grazie, in verità non è rimasto granché da vedere, ma il luogo ha la propria importanza in quanto sede della prima Associazione di Misericordia, denominata “Confraternita di Gesù Agonizzante”, detta poi “dei Neri” dal colore delle vesti che indossavano i fratelli che ne facevano parte. Adesso nell’edificio sono stati riportati alla luce i resti dell’altare, andato distrutto nel corso dei secoli insieme all’Oratorio, e l’affresco originale della Madonna col bambino circondata da quattro Santi (di cui due ormai perduti, mentre gli altri sono San Francesco e San Pietro). La Madonna, oggetto di venerazione fino alla metà del Novecento, veniva ogni anno “rinfrescata” con pennellate di azzurro.

 

Abbazia di San Salvatore a Soffena

Poco fuori il nucleo abitato, in prossimità della via dei Sette Ponti, si trova l’antica Badia di Soffena, uno stupendo complesso monumentale costituito da chiesa, chiostro e convento. Dell’abbazia abbiamo traccia fin dai primi anni del XI secolo e nel 1090 il monastero fu affidato da papa Urbano II ai monaci vallombrosani, assumendo nel 1394 l’aspetto attuale in stile gotico. All’inizio del Settecento, però, la Badia andò incontro ad un rapido declino e fu utilizzata a scopo agricolo, provocando la dispersione delle opere d’arte e il danneggiamento degli affreschi. Nel 1960 lo Stato italiano acquistò l’immobile e diede inizio ad un importante lavoro di ricostruzione: staccò gli affreschi, ripristinò il tetto, riportò all’antica forma il chiostro e sistemò l’interno della chiesa e del campanile.


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